San Gimignano, nella splendida Valdelsa, è una delle località simbolo della Toscana nel mondo. Con le sue torri e i suoi palazzi riesce sempre a farvi sentire come forestieri che arrivano in una città del trecento. Prendetevi il tempo per salire in cima alla Torre Grossa e lì, silenziate il danno smartphone e contemplate il panorama. Pensate che vivere qui o altrove sia la stessa cosa? Io direi proprio di no.

L’origine della città si perde nella notte dei tempi. Luogo abitato sin dalla preistoria, è stato sicuramente un centro etrusco ed il suo nome deriva molto probabilmente da quello di un vescovo che, leggenda narra, avrebbe salvato la città da un attacco dei barbari. E’ nell’Età dei Comuni però che San Gimignano alza la testa e fa parlare di sé. Nel 1199 la città si dichiara libero Comune ed è retta da Consoli prima e da un podestà poi. Il podestà, per motivi di equilibrio politico, è sempre qualcuno chiamato da fuori, un forestiero chiamato a garanzia di imparzialità.

Nonostante i  contrasti  tra  guelfi e ghibellini, San Gimignano crebbe velocemente grazie in particolare al commercio della lana, alla coltivazione dello zafferano e (ho aspettato fino ad ora a dirlo ma non resisto più) alla produzione di vino bianco, la mai abbastanza applaudita Vernaccia. Nella prima metà del trecento la cittadina raggiunse le dimensioni dell’attuale centro storico e toccò il suo apice. Purtroppo la peste del 1348 decimò la popolazione e da questo momento iniziò una lenta decadenza. Intendiamoci, decadenza per come ci può essere decadenza in Toscana, con la decadenza nostra in Bangladesh stapperebbero lo spumante.

Per esempio, quello che la peste del 1348 non è riuscita a spazzare via è la sapiente arte di trasformare l’uva in Vernaccia. Scusate se insisto ma su San Gimignano tutto si è scritto e in tutti i post troverete minuziose descrizioni delle sue torri e del perché le potenti famiglie della città le costruirono in concorrenza tra loro ognuna per dimostrare la propria importanza. Questa è la versione ufficiale ma io ne suggerisco un’altra. Per me ogni famiglia voleva controllare i propri campi in lontananza per vedere se qualcuno si infilava nelle vigne a sgraffignare. E’ vero, non ho prove storiche, ma diciamocelo la questione centrale a San Gimignano è la Vernaccia e non le torri.

La Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino italiano a ricevere il marchio DOC (Denominazione di Origine Controllata). Era un prodotto ben conosciuto già nel medio evo e apprezzato da principi e papi. A dirla tutta, anche da poeti, dal momento  che persino  Dante Alighieri la cita nel Purgatorio della sua Divina Commedia:

«Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta. Bonagiunta da Lucca: e quella faccia di Ià da lui più che l’altra trapunta ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la Vernaccia»
(Dante Alighieri, Divina commedia, Purgatorio XXIV,19-24)

Foto di Karl Egger da PIXABAY