Se c’è un termine che può tener testa a “Firenze” e “Toscana” sui motori di ricerca quello è Chianti. È indicativo come nel Regno Unito si sia inventato il neologismo “Chiantishire” per delimitare quest’area così caratteristica, quasi fosse una regione a parte rispetto alla Toscana. Ve lo dico io, non lo è. Come un famoso dettaglio della Cappella Sistina, riportato in mille e più riproduzioni, è di forte significato ma fa comunque parte di un ciclo di affreschi unico e indivisibile: la Toscana.
Ma mentre io volo alto voi lo so, volete sapere del suo vino. Di quelle bottiglie che portano sul tappo il sigillo del Gallo Nero. Ebbene, vi farei grave torto se non vi raccontassi qui la leggenda del Gallo Nero. Quando in epoca medievale Firenze e Siena si contendevano questo territorio, si narra che un giorno per porre fine alla disputa e stabilire un confine definitivo, venisse fissata una singolare sfida. Si convenne di far partire dalle due città due cavalieri e di fissare come confine il loro punto di incontro. La partenza sarebbe avvenuta all’alba, convenendo come segnale il canto di un gallo. Siena ne scelse uno bianco, mentre Firenze ne scelse uno nero. I fiorentini tennero chiuso questo gallo in una piccola gabbia pressoché digiuno per tutti i giorni precedenti alla sfida con l’intento di indurlo in esasperazione. E ci riuscirono, tanto è vero che il giorno della partenza, non appena liberato in piena notte, il gallo nero cominciò a cantare anche se l’alba era ancora lontana. Il suo canto consentì al cavaliere fiorentino di partire con grande vantaggio su quello di Siena, che dovette attendere le prime luci dell’alba, quando il gallo bianco cantò come sempre fanno i galli. Dato il ritardo accumulato nei confronti dell’avversario, il cavaliere di Siena percorse poco più di dieci chilometri, perché già a Fonterutoli incontrò il suo antagonista. Fu così che la storia del Chianti proseguì sotto le insegne della città del Giglio.
Come le nove muse delle mitologia greca, concepite da Zeus in altrettante notti d’amore, ecco le nove località che vi dovete ricordare: San Casciano Val di Pesa, Greve in Chianti, Tavernelle Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa, Castellina in Chianti, Radda in Chanti, Gaiole in Chianti, Castelnuovo Berardenga.
SAN CASCIANO VAL DI PESA: qui oltre al vino troverete anche un ottimo olio e assai sono le tentazioni culinarie. Siccome però in tutti i territori della Toscana c’è n’è sempre uno dove ha dimorato un grande del passato, anche qui non poteva mancare. Tranquilli, in questo caso con meno di un’ora ve la cavate quindi non trovate scuse e tra una degustazione e l’altra trovate il tempo per visitare Casa Machiavelli, meglio nota come l’Albergaccio. Qui visse per un periodo uno dei nostri saggisti più conosciuti all’estero e sempre qui durante lunghe notti insonni lesse i classici che gli ispirarono la sua opera più famosa: il Principe.
GREVE IN CHIANTI: è considerata la porta di ingresso nel Chianti e la sua Piazza Matteotti vede sciamare ogni giorni migliaia di turisti. Non dico i numeri di San Gimignano ma poco ci manca. Greve in Chianti è il paese dei balocchi del vino ma non solo, da un bottega all’altra, da un pizzicagnolo ad una macelleria, molti lucignoli vi indurranno a gozzovigliare ma cercate di darvi un contegno, o rischiate che vi crescano le orecchie da asino. Abbiate la forza di elevarvi sulla massa e partite da qui per visitare la cima più alta del Chianti, il Monte San Michele. Siamo a circa 8 km da Greve, e per raggiungerlo seguite le indicazioni per il Parco Naturale Monte San Michele, ci sono anche tratti di strada sterrata quindi fate pianino. Mi raccomando non strafate, non è che dovete arrivare in cima, una tranquilla passeggiata in questi boschi è un naturale trattamento antistress e vi aiuterà a smaltire le calorie di troppo.
TAVERNELLE VAL DI PESA: penserete di essere all’interno di un quadro, tra dolci colline e muretti a sassi. Siete a Tavernelle Val di Pesa dove certo vi verrà la voglia di fermarvi al tavolino di un caffè all’aperto per contemplare la bellezza intorno a voi. Certo non consumare niente sarebbe da maleducati ma non indugiate oltre la seconda consumazione e preparatevi piuttosto a ristorare anche lo spirito. In questa contrada si trova infatti la bellissima Badia a Passignano, un abbazia fortificata ottimamente conservata dove vi attende tanta bellezza e persino una Ultima Cena del Ghirlandaio.
BARBERINO VAL D’ELSA: Toscana che vai, mistero che trovi. Certo il paese di Barberino Val d’Elsa è molto piacevole e passeggiando per le vie del centro facilmente vi riconnetterete con Madre Terra e con lo spirito di questo territorio. Tuttavia se vi lascio così a zonzo mi finite nuovamente in qualche cantina e poi la settima prossima la passate a tisanine. Riprendete quindi l’auto e andate nella frazione di Petrognano, nei pressi della quale troverete una curiosa chiesetta. Si tratta della Cupola di San Michele Arcangelo, una copia “in miniatura” della Basilica di Santa Maria del Fiore di Firenze. Chi la fece costruire qui alla fine del cinquecento dovette chiedere il permesso nientemeno che al Granduca di Toscana perché qui vigeva un antico divieto: non si poteva costruire niente perché Firenze lo vietava. Qui infatti, nel 1177 circa fu fondata una città, Semifonte, che voleva contendere a Firenze il primato commerciale nell’area e, inaspettatamente, nell’arco di vent’anni, divenne così forte di impensierire la città del Giglio. Dopo varie spedizioni punitive Firenze cinse d’assedio Semifonte per quattro anni fino a quando ebbe la meglio e decise di radere al suolo la città con divieto di ricostruzione sull’area. Se qualcuno di voi pensava che la città del Ponte Vecchio fosse tutta merletti e Rinascimento beh, sappiate che non si diventa Firenze solo con le carezze.
CASTELLINA IN CHIANTI: ogni territorio della Toscana ha la sua anima etrusca e in questo lo è Castellina in Chianti. Certo, anche una gita di un solo giorno in questo territorio ti pone di fronte a mille interrogativi. Dove vado a pranzo? Dove vado a cena? Pure la merenda come i bimbi delle elementari farete. Quando avrete fatto anche il ruttino non dimenticate di onorare la nostra antica civiltà visitando in questa contrada il Tumulo di Montecalvario e la Necropoli del Poggino.
RADDA IN CHIANTI: qui è il luogo dove fare una rilassante passeggiata culturale. Questa area è popolata fin dal 2000 avanti Cristo, e Radda era la capitale della Lega del Chianti, vantando tra i propri podestà persino Francesco Ferrucci. Camminando per le vie di questo borgo si può respirare tutto il significato del Chianti. Dalla Chiesa di Santa Maria in Prato, alla Propositura di San Nicolò fino al Palazzo del Podestà, con la sua facciata ornata con 51 stemmi. Sì ci sono anche le cantine, ma andateci dopo aver fatto questo giro.
GAIOLE IN CHIANTI: si dice che ogni territorio della Toscana abbia il suo castello da offrire. Nel Chianti a tener fede alla promessa è la bella Gaiole, con la differenza che qui i castelli sono tanti e tali da lasciare sbalorditi. La posizione di Gaiole in Chianti era strategica per gli spostamenti dal Chianti al Valdarno superiore oltre ad essere un naturale punto di equilibrio tra i due “galli” Firenze e Siena. Ecco allora nascere nel tempo tanti gioelli, primo fra tutti il Castello di Brolio, ma anche il Castello d’Ama, Meleto e tanti ancora. Se Gaiole vi intriga troverete altre informazioni nel post dedicato proprio a Gaiole in Chianti.
CASTELNUOVO BERARDENGA: siamo ormai “alle porte” di Siena, nel comune più meridionale del Chianti. Se pensate che il Chiantishire sia tutto antichità e tradizione sappiate che invece anche l’arte moderna è contemplata. Proprio a Castelnuovo Berardenga nella frazione di Pievasciata si trova il Parco delle Sculture del Chianti, un chilometro di installazioni all’aperto che vi faranno godere l’arte direttamente a contatto col territorio. Se poi siete amanti dei piccolissimi borghi, non perdetevi in questo comune il Borgo di San Gusme, un autentico viaggio indietro nel tempo.
E ora tre consigli su cose…
DA MANGIARE SUL POSTO: ma cosa ve lo dico a fare, correte in località Panzano in Chianti e mangiatevi una bella bistecca alla fiorentina. Per i vegetariani il post finisce qui, passate all’articolo sul Casentino.
DA BERE SUL POSTO: se vi devo dire cosa bere nel chianti buonanotte al secchio. Anatema su quanti si azzardano anche solo a pensare la parola Tavernello in questo contesto. Please, focus sul Gallo Nero, manina sul portafoglio e farsi portare la lista dei vini seri.
DA PORTARE VIA: qui acquistate e portate a casa un salume speciale, la finocchiona, di cui Greve in Chianti rivendica la paternità.
Foto di Dieter Ludwig Scharnagl da Pixabay
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