Il Casentino è la valle dove scorre il primo tratto dell’Arno, che nasce sul Monte Falterona. Proprio il Monte Falterona lo divide dal Mugello così come il massiccio del Pratomagno lo separa dal Valdarno. Infine, L’Alpe di Serra e L’Alpe di Catenaia lo separano dalla Valtiberina. Questo ancora oggi in Toscana è il luogo migliore dove ritrovare un contatto spirituale con la natura. Non a caso San Francesco lo scelse come luogo di preghiera e San Romualdo ci fondò l’ancora oggi importantissimo Eremo di Camaldoli. I non toscani lo conobbero nel 1985 quando nel terzo capitolo della saga cinematografica di “Amici Miei”, Ugo Tognazzi, nei panni del Conte Mascetti, si produsse in un nonsense sul Casentino ai danni di una malcapitata anziana. Potete facilmente reperire il prezioso contributo su google digitando “Supercazzola del Casentino”. Ed ora, dopo aver sciupato l’atmosfera mistica che si era creata fino alla citazione di San Romualdo, vado di seguito ad elencarvi le località che dovete ricordare del Casentino. Sono undici come gli apostoli il giorno della Resurrezione di Gesù: Bibbiena, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chitignano, Chiusi della Verna, Montemignaio, Ortignano Raggiolo, Poppi, Stia, Subbiano, Talla.
BIBBIENA: parlando di Casentino è superfluo dire che questo territorio è il non plus ultra per tutte quelle discipline new age che prediligono il contatto con la natura. Tutto quanto è spiritualità e meditazione trova in queste terre il giusto habitat. Come sempre in Toscana però, ogni località vi dà modo di vivere questo e altro da questo, e Bibbiena non fa eccezione. Qui, in un ex carcere, si trova il CIFA, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore. Imperdibile per chiunque ami la fotografia, vi offre interessanti gallerie su questo tema ed è ciclicamente sede di mostre. Tenetevi aggiornati su http://www.centrofotografia.org/
CASTEL FOCOGNANO: siamo in un comune sparso la cui frazione principale è Rassina. Questo nome non è casuale, dal momento che gli etruschi chiamavano sè stessi Rassna o Rassena. Questa è l’anima etrusca di questo territorio e nessun luogo la testimonia meglio della Pieve di Sant’Antonino a Socana. Si dice con fondate ragioni che quest’area sia sacra da oltre duemila anni, perché durante i restauri eseguiti negli anni sessanta del secolo scorso, vicino all’abside della chiesa è stato rinvenuto un tempio etrusco con un’ara sacrificale. Su questo sito i cristiani hanno successivamente edificato tre chiese nel quinto, settimo e decimo secolo dopo Cristo.
CASTEL SAN NICCOLO’: siamo in un comune sparso fatto di tante piccole frazioni dove la pietra è protagonista. Le cave di pietra serena presenti nel territorio hanno fatto sì che chi ha popolato queste terre avesse da sempre confidenza nel lavorarla. Ecco perché nella frazione di Strada in Casentino si trova persino un Museo della Pietra Lavorata, oltre ad una mostra biennale che si svolge ad agosto negli anni dispari.
CHITIGNANO: il piccolo borgo di Chitignano sta sull’itinerario che porta al Sacro Monte della Verna, e abbiamo prima parlato di spiritualità. In questo caso però chi è senza peccato scagli la prima pietra, o meglio, qui direi spari il primo colpo. Questa antica località fu infatti nota, tra il diciottesimo e diciannovesimo secolo, per due produzioni: la polvere da sparo e il tabacco (con relativo contrabbando). Per questo in località San Vincenzo esiste un originalissimo Ecomuseo della polvere da sparo e del contrabbando che credo sarebbe piaciuto a Sergio Leone.
CHIUSI DELLA VERNA: il suo nome evoca subito quello di San Francesco. Chiusi della Verna ospita infatti il Santuario della Verna dove il Santo ricevette le stigmate. Luogo di pellegrinaggio per eccellenza, prendete in considerazione di fermarvi qui per una sosta di riflessione nella foresteria del convento o nel refettorio del pellegrino.
MONTEMIGNAIO: se siete amanti della mountain bike, ma anche se come me andate a piedi e basta, Montemignaio è il vostro tempio. Nel territorio di questo comune la nuova pista “Valle del Monte Secchieta” è una realtà che ha fatto molto parlare di sé. Con i suoi tre anelli, differenti per difficoltà e lunghezza ma uguali nell’avere partenza ed arrivo a Montemignaio, questo territorio offre la miglior soluzione per conoscere l’Alto Casentino a stretto contatto con la natura.
ORTIGNANO RAGGIOLO: Ortignano Raggiolo è un comune sparso nato dall’unione di due piccoli centri che sono appunto Ortignano e Raggiolo. Se siete amanti dei paesini dove l’auto si lascia fuori dalle mura, e avete perso la testa per i vari Montefioralle e San Gusmé, Raggiolo vi darà soddisfazione. Circondato da boschi di castagno e compiaciuto della propria lentezza, per le sue stradine Raggiolo vi consentirà di andare solo a piedi.
POPPI: di questa località ho avuto modo di parlare nel post sulle tre cose da fare vicino ad Arezzo. D’altra parte Poppi con il suo speciale castello è così conosciuta che più volte la incroceremo raccontando della Toscana. Questa volta però vi voglio proporre questa cittadina come punto di partenza anziché di arrivo. Usatela per partire alla scoperta dello splendido Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Tra i nove percorsi proposti dalla pagina del sito ufficiale https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/vivi-il-parco/sentieri-ed-escursioni/sentieri-e-natura vi consiglio quello su Camaldoli.
STIA: insieme a Pratovecchio, Stia fa parte del comune sparso nato dall’unione di questi due territori. Da sempre considerato la porta di entrata nel Casentino arrivando dal Mugello, questo borgo ha da sempre nei fabbri la categoria artigiana più rappresentativa. Qui si svolge negli anni dispari la biennale di arte fabbrile e solo qui, nel mese di agosto, potrete ammirare il campionato mondiale di forgiatura, un evento per uomini veri.
SUBBIANO: lo sapete, territorio che vai castello che trovi. Qui a Subbiano e dintorni ce ne sono altri due oltre a quello del paese vero e proprio ovvero quello di Castelnuovo e quello di Valenzano. Dando per buono che quello di Poppi lo abbiate già visto, visitando Subbiano vi toglierete per un po’ la sete per le fortificazioni.
TALLA: vi dico sempre che non c’è un territorio toscano dove non ci sia la casa di un grande. A Talla sono convinti che sia il loro paese a detenere questo primato nel Casentino, ed il personaggio è un pezzo da novanta, Guido d’Arezzo, l’inventore della moderna notazione musicale. Certo, altri centri rivendicano i natali del grande monaco, ma a Talla hanno hanno le loro buone ragioni. Mettetevi in contatto con la pro loco di Talla per conoscere modalità della visita a questa casa che va sempre su prenotazione.
E ora tre consigli su cose …
DA MANGIARE SUL POSTO: trovate una osteria che vi serva la “scottiglia” un tipico piatto di carne di queste parti detto anche “il cacciucco di terra”.
DA BERE SUL POSTO: in questa terra il vino imperdibile è il borbotto rosso dei monaci di Camaldoli .
DA PORTARE VIA: fate spazio nel bagagliaio e portate a casa un intero prosciutto di grigio del casentino, pura poesia.
E a proposito di poesia ecco cosa si dice del Casentino in un canto della Divina Commedia, dove un dannato ricorda le fresche acque di questa terra in contrasto con l’arsura patita all’inferno:
Li ruscelletti che d’i verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno
faccendo i lor canali freddi e molli,
sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
ché l’imagine lor vie più m’asciuga
che ‘l male ond’io nel volto mi discarno
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