Tre cose nel cuore di Arezzo ve ne faranno innamorare. La Basilica di San Francesco vi svelerà il suo lato mistico con la leggenda della vera Croce di Piero della Francesca, mentre la Casa del Vasari vi aprirà una finestra sulla vita e le opere di uno dei suoi cittadini più illustri. Infine, la Fortezza Medicea ve ne darà una visione dall’alto che non dimenticherete. Questi gli elementi irrinunciabili per una full immersion in questo antichissimo capoluogo. Nella terra degli orefici però, i pezzi pregiati non sono certo finiti, ed eccomi quindi ad elencarvi altri tre gioielli nei dintorni dal fornito catalogo di questo territorio.

L’EREMO DI CAMALDOLI

Situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, l’Eremo di Camaldoli vi attende ad oltre 1000 metri di altezza per portarvi un po’ più vicino al cielo. Fondato nei primi anni dell’undicesimo secolo da San Romualdo, l’eremo è ancora oggi attivo, e dal cortile si possono visitare la chiesa e la cella originale del santo fondatore. A 3 Km di distanza si trovano il Monastero e l’Antica Farmacia di Camaldoli con i suoi prodotti speciali. La Farmacia è aperta tutto l’anno dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18. Da non perdere.

 

IL CASTELLO DI POPPI

Il castello dei Conti Guidi (o castello di Poppi) è aperto tutti i giorni da marzo a ottobre con un orario medio che va dalle 10 alle 18. Il biglietto intero  a euro 6  è assolutamente giustificato se si pensa che il castello ospitò Dante Alighieri che qui avrebbe scritto il canto XXXIII dell’Inferno, ma non è tutto. Questo imponente maniero sarebbe nientemeno che “il papà” del ben più celebre Palazzo Vecchio di Firenze. Documentato già nel dodicesimo secolo, il castello di Poppi deve il suo aspetto odierno ai lavori avvenuti nel ‘200 che sarebbero stati personalmente seguiti da Arnolfo di Cambio, l’architetto di Palazzo Vecchio. Secondo la leggenda Arnolfo di Cambio avrebbe fatto qui “le prove”, per applicare poi con più sicurezza le proprie idee per la buona riuscita delle prestigiosa commessa ottenuta nel centro di Firenze.

 

ANGHIARI

Anghiari è un pezzo di storia irrinunciabile per gli amanti del genere. Inserito nell’elenco dei “Borghi più belli d’Italia”, bandiera arancione e detentrice di chissà quanti altri titoli, Anghiari è la Toscana come ve l’aspettate. Al centro della storia toscana per la battaglia avvenuta nel 1440 tra i fiorentini e il Duca di Milano, Anghiari è spesso tirata in ballo quando si parla di Leonardo Da Vinci.  Al genio rinascimentale fu infatti chiesto di commemorare questa vittoria con una pittura murale nel salone dei 500 a Palazzo Vecchio. A causa di errori tecnici nell’esecuzione (ebbene sì, anche il nostro genio sbagliava), il dipinto si rovinò quasi subito e dopo alcuni decenni fu chiesto a Giorgio Vasari di decorare nuovamente il salone. Su “la battaglia di Anghiari”, l’opera perduta di Leonardo, esistono da secoli numerose leggende.  Si racconta che il Vasari, a disagio nel cancellare quel che restava dell’opera di un maestro per procedere col proprio progetto, ne abbia salvato una parte coprendola col proprio lavoro ma senza distruggerla. Nell’opera del Vasari alcuni credono di scorgere dei riferimenti a quanto avvenuto, ma ad oggi non ci sono certezze al riguardo e il mistero resta irrisolto.

 

Foto di wolfgang1663 da PIXABAY